13
01

L’ERA DEI DILETTANTI E DI GIANCARLO DALL’AGLIO


La cosa mi era già stata segnalata qualche mese fa e ieri nuovamente, così verificando ho trovato online un report del trader Giancarlo Dall’aglio, che, in molti tratti, assomiglia quasi parola per parola alle analisi divulgate da una Newsletter gratuita di una nota società di consulenza statunitense con cui ho collaborato in passato e delle cui analisi il team di consulenti di OpzioniVincenti.it tutt’ora si avvale.

Andrew Keen, autore del libro Dilettanti.com, uno dei principali critici contemporanei del web di cui non sono certo un estimatore, direbbe in questo caso con ragione: “In un mondo in cui autore e pubblico sono sempre meno distinguibili e in cui l’autenticità è quasi impossibile da verificare, l’idea di “autorialità” e di “proprietà intellettuale” sono seriamente in pericolo…Ciò, sommato alla facilità con la quale oggi possiamo tagliare e incollare l’opera altrui per farla apparire come nostra, ha dato vita a una nuova e pericolosa forma di permissività nei confronti della proprietà intellettuale. Naturalmente, nel mondo del Web 2.0 fare il copia-incolla è un gioco da ragazzi, un gioco che spinge una giovane generazione di cleptomani intellettuali a ritenere che metter insieme un’opinione ben espressa rubacchiando frasi qua e là li autorizzi a considerarla propria.”*

Comunque, oggetto del nostro copia-traduci-incolla sono stralci di un report sulle prospettive del prezzo dell’oro e sembra che la cosa riguardi anche altri precedenti report su materie prime! Vi riporto, estrapolate dalla Newsletter pubblicata il 2.01.2010, le frasi originali in inglese  dell’autore James Cordier (Portfolio Manager), seguite dalla “traduzione italiana non autorizzata” di Giancarlo Dall’Aglio (ex imprenditore dello Spettacolo) divulgate su Lombardreport.com il 6.01.2010.

“Forget about physical gold demand from India, rising gold production costs… The gold market has disconnected from it’s physical fundamentals.. The theme of the gold market is not supply/demand fundamentals”.
“Il primo punto da considerare è che il prezzo dell’Oro è attualmente scorrelato dalla domanda fisica, in primis quella dell’India e anche dai costi di produzione. Il focus non è quindi sui fondamentali di domanda e offerta”.

“It’s the massive expansion of US sovereign debt and the mounting global concern about the nation’s ability to pay it back”.
L’ago della bilancia piuttosto è il mostruoso debito governativo degli Stati Uniti e la relativa capacità di ripagarlo”. 

“Total debt as a percent of GDP has risen from $1.65 in 1982 to $3.70 in 2009”.
“Il totale del debito Usa, visto come percentuale del GDP, è salito dal 1.65% del 1982 al 3.79% del 2009”. 
 
The decline in gold prices in late 2009 appears to be nothing more than hedge fund redemptions”.
La discesa dei prezzi dell’Oro del mese di Dicembre quindi, può essere considerata una correzione, dovuta soprattutto alle liquidazioni di fine anno di molti Hedge Funds”.

“This does not mean prices cannot fall in the short term. This does not mean prices will go to $2,000 an ounce in 2010”.
“Questo non vuol dire che non potrà esserci una caduta dei prezzi nel breve termine e neanche che i prezzo salirà necessariamente a 2000 $ per oncia nel 2010”.

“We advise investors take advantage of the December price weakness to sell deep out of the money puts well beneath the gold market”.
“Le correzioni possono essere utilizzate per impostare operazioni di vendita di Put nude o in Calendar spread, con strike molto out of the money”

Se mi permette, Mr. Dall’Aglio, non è che mi interessa se vuole fare propria un’opinione altrui, dal momento che lo fanno tutti, in primo luogo i Guru delle Borse e gli stipendiati signori dei Mercati, Analisti, Strategist, Giornalisti e, negli USA, persino i preti (copioni di sermoni), che invece dovrebbero essere fulgidi esempi di virtù. E’ che Lei parla di Opzioni, un settore che non ha grosse barriere all’entrata ai fenomeni da circo (e sappiamo a chi mi riferisco..); è che Lei parla di un operatività di colleghi americani che seguo da anni e le cui specifiche strategiche illustro nei miei seminari poichè corrispondono al mio approccio operativo di sempre e per questo mi piacerebbe preservarne stile e serietà e, perché no paternità, dal momento che anche la strategia dell’Option Selling è già di per sé oggetto delicato…e quando c’è una società che spende soldi nella research è bene che questa competenza e professionalità venga valorizzata anche solo semplicemente con una citazione!

* Pag 44 e 45 Dilettanti.com di Andrew Keen edito da De Agostini
alessandrobroi@opzionivincenti.it

 

18
12

TAPIRO D’ORO A…NOURIEL ROUBINI



Il Tapiro D’oro 2009 non poteva non essere consegnato a chi ha perso il più grande rally azionario dal 1930! Tra i tanti, Mr. Cassandra Nouriel Roubini il professore della New York University che, nel 2006, predisse la peggiore crisi finanziaria dai tempi della Grande Depressione e che negli ultimi due anni ha fatto il pieno di clienti istituzionali nonché incassato il riconoscimento di Bocconiano dell’anno 2009.

L’economista di origine turco-iraniana, vissuto per 20 anni in Italia, dove è attualmente tirato per la giacchetta da politici e da certa stampa schierata (complici gli scontri di Davosiana memoria con il legaiol Tremonti), ha avuto gloria, onori e danari, ma come spesso accade agli studiosi e ai professori delle vicende macroeconomiche, ha esagerato per motivi di business, dando palese dimostrazione  che la categoria sarebbe meglio si astenesse dalla chiaroveggenza applicata ai mercati finanziari.

 Dalle pagine del suo blog il 14 marzo 2009, a pochi giorni dai minimi definitivi delle Borse, ammoniva gli investitori e i lettori che quello che si stava verificando sarebbe stato un semplice “rimbalzo del gatto morto”, assimilando il sistema finanziario al Titanic in prossimità dell’iceberg. Aggiungeva poi che il bottom del mercato azionario non sarebbe stato toccato prima di fine 2009, se non addirittura nel 2010. Peccato per Mr. Cassandra: prendendo ad es. l’S&P 500 oggi, i numeri dicono sia sopra del 65% rispetto ai minimi delle Idi di marzo*, una distanza infinita rispetto a quel 15-20% che caratterizza l’estensione dei bear market rally, da quando esistono le Borse! E questo è clamoroso…

 …ma sicuramente meno grave di quelli che si sono rivelati gli attapiranti consigli di investimento per il 2009, sparsi al mondo dalle pagine di Fortune e riportati da CNNMoney.com l’11 dicembre 2008: Per i prossimi 12 mesi starei alla larga dagli asset rischiosi, dai mercati azionari, dalle commodity. Starei alla larga dal credito, sia high yield sia high-grade. Manterrei i miei soldi in liquidità o in strumenti di liquidità. E’ molto meglio investire a basso rendimento che perdere il 50% della propria ricchezza”.

 Mese dopo mese le fosche previsioni sui mercati azionari sono state smentite dalle performance degli Indici globali e, rialzo dopo rialzo, il dibattito si è acceso attorno alla figura dell’economista: qualcuno si è chiesto se non sia stato vittima della propria coerenze interna, della sua stessa fama raggiunta.

 Personalmente non credo affatto che si tratti di questo, stimo anch’io la sua professionalità e pondero le sue analisi, ma purtroppo ogni giorno che passa, Roubini si conferma il leading indicator del pensier sempre coerente che serpeggia nella mente umana ideologicizzata (almeno qua in Italia) e in cui trovano conforto anche molti autorevoli “Signori dei Mercati” che qualche secolo fa avevano previsto che ci sarebbe stata una crisi finanziaria e che ora che si è effettivamente concretizzata, si augurano che duri almeno un paio di lustri, se non altro per confermare le proprie scelte di investimento secolari.  

 Più semplicemente, penso che non si possa dare torto a un gestore semisconosciuto come Jack Ablin, (Harris Private Bank di Chicago), il quale, riferendosi alla società di consulenza di Roubini, afferma: C’è molta più sostanza dietro chi, oltre a parlare, investe anche i propri soldi sugli stessi titoli che ha consigliato…mi interessa molto vedere qualcuno che è stato ribassista diventare in seguito rialzista”** che non so perché ma mi ricorda la leggenda metropolitana che vuole che un giorno l’ex “uomo dietro al denaro” Alan Greenspan si sia lasciato sfuggire “preferisco avere il parere di un trader che quello di un matematico”!

 Buon Natale e Buoni Investimenti 2010

 alessandrobroi@opzionivincenti.it 

 * Nel calendario romano venivano considerate un giorno di buon auspicio

** Da Borsa e Finanza del 29.08.2009

 

04
12

GONGOLO D’ORO A…BROI ALESSANDRO

Ecco cosa scrivevo circa un anno fa e precisamente il 19 dicembre 2008 sull’asset al location suggerita per il 2009 (ITForum Newsletter)

Il 2008 si chiude con la Fed protagonista che come avevo sottolineato nel mio precedente report “ha messo ben in evidenza chi è la Banca Centrale del Mondo, pronta a inondarlo di dollari se mai dovesse essere necessario”. Ora la politica di easing quantitativo diffusa a livello globale sara’ accompagnata da una ancor piu’ drastica politica fiscale da parte del Tesoro americano della nuova amministazione Obama. Sono fiducioso  che tutti gli sforzi reflazionistici posti in essere anche negli altri paesi del mondo possano produrre risultati nel corso del prossimo anno soprattutto in USA, Europa, Giappone, India, Cina, Brasile, mentre in vari emergenti (Russia ed Est Europa in primo luogo) permarranno pericoli e rischi di varia natura.
Il risultato degli interventi delle politiche monetarie e fiscali finora e’ stato quello di alimentare il rally della parte lunga della curva dei bond governativi che evidenziano situazioni di sopravalutazione; tuttavia, come per le azioni,  il valore non rappresenta mai uno strumento di market timing, per cui anche se non ritengo sia necessario correre a liberarsi di questa asset class, consiglierei di switchare le posizioni su bond non goverantivi di qualita’, attendendo un inizio di stabilizzazione delle economie globali prima di rientrare su corporate bond investment grade, magari tra qualche mese o anche prima qualora la Fed si muova in questa direzione. Gli spread correnti  di mercato scontano uno scenario armageddon con un tasso di fallimento delle imprese mai visto e corrispondente ad una contrazione del PIL statunitense del 15%.
Parallelamente perche’ evitare di tentare un bottom fishing graduale sugli asset azionari? In fondo, chi non l’ha fatto nell’ultimo mese ha gia’ di che pentirsi! I rischi di downside di breve e di retest dei minimi permangono ma, su molti titoli di qualita’ si sono create opportunita’ che probabilmente la mia generazione non avra’ altra occasione di sfruttare. Il meccanismo delle vendite forzate che ha visto protagonisti soprattutto i fondi hedge in fase di delevereging ha prodotto valutazioni favorevoli che scontano gia’ il debole momentum macroeconomico che dovrebbe proseguire anche nei prossimi mesi. Per chi ha pazienza e un orizzonte temporale di lungo periodo ribadisco la mia preferenza per USA, Cina e Giappone!
Stetegie? Si prospetta un periodo particolarmente favorevole per il Covered Call Writing: acquisto di azioni a basso prezzo e vendita di opzioni CALL con premi inflazionati dall’elevata volatilita’ su mercati e titoli che, in generale, evidenzieranno un lento trend rialzista o si muoveranno in trading range.

 

  Ed ora sceglietevi il Vostro consulente per il 2010!

 

 

 

16
10

OPZIONI SU COMMODITY: OPPORTUNITA’ DA SFRUTTARE CON LE VENDITE ALLO SCOPERTO A UN ANNO DAL CIGNO NERO


Di seguito vi sintetizzo brevemente gli ultimi consigli operativi che la società americana Liberty Trading Group (www.libertytradinggroup.com) già partner e ora advisor di OpzioniVincenti.it (www.opzionivincenti.it) ha recentemente divulgato, con l’obiettivo di sfruttare i trend sottostanti delle materie prime, vendendo opzioni allo scoperto. L’option selling è una di quelle poche strategie vincenti che mi piace suggerire e, circoscrivendo il discorso alle materie prime e alla relativa research su fondamentali e fattori stagionali, la professionalità e l’esperienza trentennale di Liberty Trading è per me insostituibile!

 

Riporto alcune delle più recenti opportunità suggerite:

 

05.10.2009: Vendute opzioni CALL sul Natural Gas, scadenza dicembre 2009, 100% out-of-the-money approfittando del rally del mese di settembre per lo più determinato da ricoperture degli short che avevano determinato la discesa del gas lungo tutto il 2009, l’accumulo di scorte per l’inverno e la continua discesa del dollaro. Ora, sul breve, i fondamentali sono deboli dato l’eccesso di offerta.

 

21.09.2009: Si consiglia la vendita di opzioni CALL sul caffè, scadenza marzo 2010 a strike 75-100% out-of-the-money. Per l’anno 2010 la produzione brasiliana di caffè si prevede possa incrementare fino a 60 milioni di sacchi; ciò potrebbe spingere il livello delle scorte ai massimi di 22 anni. Le previsioni del tempo sul Brasile diverranno cruciali delle prossime settimane e saremmo pronti a vendere CALL inflazionate da rally di breve dei prezzi!

 

31.08.2009: Vendute opzioni sulla soia, scadenza marzo 2010, 50% out-of-the-money. I premi sono rilevanti a causa del permanere della volatilità estiva. Le attese sono per un report bearish dell’USDA a causa di una revisione al rialzo dei rendimenti dei raccolti estivi grazie ad un agosto straordinariamente piovoso, che significherebbe un’eccedenza di offerta e di stocks fino alla fine del 2010.

 

Proprio in questi giorni mi è stato segnalato che, qui in Italia, un servizio di consulenza a pagamento per il trading su opzioni ha incominciato ad erogare consigli operativi che ricalcano spesso pedissequamente l’operatività dei colleghi americani. Sarà mica un amico del francesino..?

 

Ebbene, sappiate che i consigli operativi li potete avere del tutto gratuitamente sia direttamente da Liberty Trading (newsletter), sia tramite OpzioniVincenti, in questo caso tradotti, spiegati, approfonditi, monitorati e gestiti.

 

12
10

LEHMAN BROTHERS UN ANNO DOPO: VI RACCONTO COME IL MIO TEAM HA FATTO I SOLDI CON LE AZIONI IN PORTAFOGLIO!

Nelle righe seguenti vi voglio raccontare brevemente ciò che da oltre 2 anni a questa parte approfondisco operativamente e a fini educativi nel mio seminario dedicato alle Opzioni-Azioni (Covered Call Writing): come per oltre un anno i miei collaboratori statunitensi hanno tradato la Lehman, realizzando guadagni importanti.

 

Spesso sento dire che un grosso limite alla strategia è che la protezione in caso di ribasso del titolo sottostante è limitata e quindi di fronte alle discese importanti e alla svalutazione del titolo il premio incassato dalla CALL venduta è molto marginale.

 

Ciò è vero solo se la strategia una volta comprata viene abbandonata a sé stessa! Nulla di maggiormente sbagliato! Il Covered Call Writing, così come qualsiasi investimento (dal semplice acquisto di un fondo comune all’impostazione di un’operazione complessa in derivati) deve essere gestito dal giorno successivo all’ingresso in portafoglio! Qua sta il sacro Graal del successo sui mercati finanziari.

 

Il 20 settembre 2007, il team, ispirato da John Brasher (callwriter.com), si pronunciò per un outlook bearish sul titolo Lehman Brothers  a causa dei crescenti timori subprime sull’industria finanziaria statunitense e, con la rottura della trendline ribassista che aveva sviluppato la correzione dal 19 luglio, si decise di impostare la seguente operazione senza doversi assumere i rischi della semplice speculazione ribassista (short selling):

 

 

Acquisto del titolo    

-63,78$

Vendita della CALL oct. 60

+5,20$

Acquisto della PUT Apr.08 65

-6,50$

Esborso monetario

-66,08$

Meno strike della PUT

+65$

Rischio di perdita

-1,08

 

 

        

 

 

 

 

 

L’operazione venne chiusa il 22 ottobre vendendo le azioni Lehman a 58,26$ e vendendo la PUT a 10,70 $, mentre la CALL era scaduta senza valore il giorno 20. Questa operazione, durata 32 giorni, consentì un guadagno di 3,88$, ovvero il 5,9% sull’originale esborso monetario di 66,08$. Il trade fu reimpostato per diverse volte fino al fallimento di Lehman. La schermata seguente è ormai storica: l’ho personalmente acquisita dal software di CALLWriter il 21 giugno 2008 e testimonia come le azioni-opzioni di Lehman siano state un ottimo investimento lungo tutto il 2008 almeno fino a quando sono esistite!

 

Qualcuno potrebbe obiettare che non si tratta di covered call writing puro..E’ vero, trattasi  di una variante del classico CCW, ma anche una variante della strategia collar; l’abbiamo chiamata SUPERPUT STRATEGY e il suo approfondimento rientra a pieno titolo nei nostri programmi di education!

 

Tuttavia, sempre nei nostri seminari, dimostriamo che anche un classico CCW ben fatto consente lauti guadagni e non una semplice difesa del capitale, pur in presenza di una forte caduta del titolo sottostante. Citiamo anche in questo caso un esempio da operatività reale condotto su General Motors nel 2004 (i problemi degli auto maker statunitensi nascono da lontano!). Il titolo fu acquistato a 54$ e nel giro di un anno scese fino a 37,50$, una caduta del 30% che non impedì all’operatività di CCW di conseguire un profitto di 12,60$, pari al 25,98%!

alessandrobroi@opzionivincenti.it  

 

 

15
09

INVESTIRE IN OPZIONI : UN SEMPLICE FORMIDABILE CONSIGLIO…ANCHE DAL MITICO ALFIO BARDOLLA


Da oltre 5 anni ho la mia piccola mission: divulgare in Italia una semplice strategia di investimento che negli USA è molto diffusa tra gli investitori privati. L’anno scorso il seminario che periodicamente svolgo è stato quello con il maggior successo di pubblico tra quelli organizzati da Tradinglibrary.it.

Quest’anno alla Fiera del Risparmio e Investimenti di Rimini Traderlink ha registrato la mia breve presentazione: dura circa 1 ora! Se e solo se vuoi cambiare definitivamente il tuo approccio agli investimenti di Borsa ti assicuro è tempo ben speso e puoi procedere cliccando sull’immagine sotto! Non ho la pretesa di insegnarti il trading vincente, ne l’arte della ricchezza, ne tantomeno farti dono del wellness finanziario! Non solo non sarei credibile, ma 15 anni di Trading, Investimenti, Consulenza e Formazione nel settore mi portano a conclusioni opposte! Voglio solo, se permetti, darti dei semplici consigli che derivano dall’esperienza mia e di alcuni trader statunitensi…ma ricorda che:

 

  1. Le opzioni sono lo strumento giusto (naviga su Internet e scopri cosa sono)
  2. La strategia che ti insegno è molto semplice (la presentazione free dura 1 ora circa)
  3. La gestione della strategia è la chiave di tutto (frequenta il seminario)
  4. Il trading di successo non si impara (e non si insegna) facilmente (i tre punti precedenti devi comunque percorrerli, poi affidati a un bravo consulente!)

 

…e tieni presente che le opzioni consentono di ovviare agli errori di Market Timing, ma la ricchezza la si raggiunge (questo sì) solo se si azzecca il trend al momento giusto investendo su strumenti a leva finanziaria: non a caso negli USA, l’organismo di controllo della Borsa (Sec) per scoprire, reprimere e punire l’abuso di informazioni privilegiate (Insider trading) ha uno staff di esperti che monitorano quotidianamente i mercati delle opzioni!…Non farti illusioni col tuo PC!

 

CLICCA QUI

Veniamo alla seconda parte del titolo: Questa estate mi sono arrivate una serie interminabile di e-mail del mitico Alfio Bardolla..penso si trattasse di semplice web-marketing, ad ogni modo una mi ha incuriosito particolarmente e, a stralci, mi sono soffermato nella lettura: a un certo punto Alfio Bardolla a domanda risponde:

Perche’ faccio pagare i miei corsi? Perche’ - e’ una mia opinione personale - credo che se non paghi con soldi reali l’istruzione, non ti applichi veramente, non la consideri di valore. E’ un effetto psicologico.
E in ogni caso, credo di dare piu’ valore - se applicato - di quanto chiedo per ogni corso, anche i piu’ cari.

Bella risposta, grazie Alfio: a questo punto quando la fortuna nel trading operativo mi volterà le spalle e così pure i miei clienti cui faccio consulenza attiva da circa 15 anni, saprò cosa fare: terminerò di fare il missionario e rivedrò il pricing dei miei corsi. Certo è che guardando il programma dei tuoi corsi sulle opzioni, e facendo qualche considerazione sul valore, dovrò almeno triplicare la tariffa che chiedi tu per i tuoi. Ma 6.000 euro per una giornata ci sarà qualcuno disposti a pagarli? Tu mi insegni di sì…sicuramente dovrò prima attrezzarmi con la PNL (Programmazione Neuro Linguistica) e distribuire qualche soldino tra giornali, TV, radio..Certo, non ti offendere se invece di frequentare il  tuo corso “A scuola di Business” (€1.800) deciderò di andare su Amazon ed acquistare un buon libro per qualche decina di dollaro…Anzi, ti dirò che potrei anche andare da Hoepli all’ora di pranzo e fare pure un salto da Luini a degustare uno dei suoi sfiziosi panzerotti…sempre per considerazioni sul prezzo-valore!!!

A proposito di vita milanese, una curiosità: un paio di anni fa circa, ad un convegno presso il Four Season Hotel, mi raccontasti della tua volontà di aprire e gestire un Hedge Fund: che ne è stato? ..Ho visto nel frattempo che hai invece aperto un Bar stile StarBucks davanti all’Università statale (Arnold Coffee); come dire.. da Wall street a Main street! Lo scorso gennaio nel mio consueto “periodo americano” tra Chicago e Atlanta notavo che i Coffee Shop erano piuttosto deserti; non mi stupisco, quindi, che il colosso di Seattle abbia pianificato di chiudere 800 stores nei soli Stati Uniti. Questa volta ti direi che più che considerazioni di prezzo-valore trattasi di semplice Market Timing (oltre che di aroma e gusto), per cui, se siamo vicini alla fine della crisi…in bocca al lupo!

 

 

 

23
06

GESTORI, RACCONTATE L’ALTRA META’ DELLA FAVOLA!


E’ successo puntualmente: dopo gli ultimi due mesi e mezzo di forti rialzi me l’aspettavo!
A denigrare il Market Timing (questa volta un po’ precipitosamente?) è il responsabile della distribuzione retail di Invesco nel suo report destinato al pubblico dei clienti professionali e dei soggetti collocatori (ovvero consulenti, promotori finanziari, bancari, ecc.) e presentato nel Tour Educational “Insieme per addomesticare l’orso”. Certo, la tesi del Buy and Hold  potrebbe avere anche una minima chance di essere in qualche modo difesa, bisognerebbe però utilizzare armi non convenzionali e non l’artiglieria da montagna, a dorso di mulo!

Ecco alcune perle di saggezza, in riferimento ai mercati azionari:

“Fai andare in letargo i risparmi nella stagione Orso”

“Più ci si avvale di una strategia di market timing, più si rischia di perdere i migliori giorni del mercato”

“Perdersi una sola manciata di giorni potrebbe generare importanti conseguenze sulla performance di lungo termine del portafoglio”

Di risposta potrei autocitarmi richiamando quanto scrivevo qualche mese fa: Non sarei così sicuro che questa crisi abbia inferto il colpo letale al “Buy and Hold”: troppi sono gli interessi, soprattutto nell’industria del risparmio gestito, a che gli investitori rimangano costantemente investiti secondo l’approccio “del cassettista”.

Da sempre affermo che i tanto decantati rendimenti medi annui delle Borse che variano dal 7 al 10% dagli inizi ‘900 ai giorni nostri non sono la valida premessa per ipotizzare tassi di rendimento simili per i prossimi 10 anni. Provate a convincere chi ha investito sui massimi del marzo 2000, per es. sulla Borsa italiana, per non andar lontano, o su qualche fondo tecnologico!

Sono certo che tra qualche anno potrei affermare: “provate a convincere chi ha investito sui massimi del Dow Jones ad ottobre del 2007!”.

Personalmente avrei difficoltà a rivolgere la parola a un cliente che è rimasto investito su qualche fondo azionario durante il ribasso di questi ultimi due anni. Perché? Perché è un cliente perso, già approdato ad altri lidi e soprattutto ad altri strumenti (magari gli ETF?) nonostante tutta l’assistenza fornita e la partite a golf, in cui, finchè ho potuto, ho fatto finta di perdere..

La questione si pone in questi termini: da sempre i denigratori del Market Timing (in conflitto di interessi) sostengono che non c’è modo di conoscere quando capiteranno i giorni o mesi migliori delle Borse per poterne beneficiare, cosicchè sia necessario rimanere investiti costantemente tutto il tempo secondo l’approccio Buy and Hold. Si pone l’accento sui rischi di rimanere fuori dal mercato producendo puntualmente grafici come quello sotto (dall’online magazine di Schwab “On Investing”) che mostrano come se si perdono i migliori X giorni in Y anni di mercato azionario, la performance viene decurata della metà o qualcosa del genere.



Il decennio coincide circa con quello che anche Invesco ha inserito nelle sue slides di presentazione: dal 1° luglio 1997 al 30 giugno 2006 in cui l’S&P 500 ha reso mediamente l’8,4% all’anno, ma se si fossero persi i migliori 10 giorni di questo decennio il rendimento sarebbe stato del 3,4% e se si fosse rimasti fuori dal mercato nei migliori 40 giorni la performance media annuale sarebbe stata del -6,4%.

Anche se le statistiche sono tecnicamente vere, questo è un pezzo di informazione senza significato!

 

Innazitutto perché uno sfortunato market timer avrebbe una possibilità su 2,8 miliardi di miliardi di miliardi di perdere i migliori 10 giorni su 10 anni di trading (2.520 giorni di Borsa): ovvero Impossibile!

 

Inoltre, dovrebbe essere raccontata anche l’altra metà della favola, che invece puntualmente si trascura, ovvero il forte impatto positivo sulle performance se si evitassero i peggiori giorni o mesi di mercato.

Diverse sono le ricerche statistiche che hanno dimostrato, performance alla mano, che è preferibile evitare i giorni peggiori che non perdere i giorni migliori. A titolo di esempio quella condotta da Will Hepburn di Cambridge Investment Reserach sulle performance del S&P 500 nel periodo che va dal 1° aprile 1984 al 31 dicembre 2001, durante il quale l’Indice ha guadagnato mediamanete il 10,35% all’anno. Perdendo i 10 giorni migliori la performance annua si riduce al 8,24%, mentre evitando i 10 giorni peggiori il rendimento balza al 16,55%.

A me sembra una buona ragione per minimizzare il time frame durante il quale stare investiti sul mercato azionario! Se gli investitori avessero una giusta cognizione circa la frequenza dei “mercati orso” e dei “mercati toro”, adottare l’approccio del “letargo  dei risparmi” non sarebbe la cosa più intelligente da fare. L’alternativa è senza dubbio il Market Timing!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

15
06

DELACRETAZ, CHI ERA COSTUI?

Come molti di voi sanno mi occupo di formazione sulle Opzioni(www.opzionivincenti.it) e, in partnership con società statunitensi, da qualche anno tento di diffondere presso trader ed investitori italiani un approccio allo strumento semplice ed innovativo.

Giovedì scorso, in qualità  spettatore, ho voluto partecipare all’Option Day organizzato da Intesatrade a Milano per una principale ragione: conoscere un po’ più da vicino il Signor Romain Delacretaz di cui mi era stato detto che va insegnando strategie e approcci alle opzioni simili ai miei..

Insomma, approffitando della giornata libera da impegni, ero curioso di vedere ed ascoltare colui che da una anno a questa parte viene presentato come “uno degli esperti più famosi al mondo in opzioni”..

Devo dire ho assistito fino circa alle 18:30, meno della metà del tempo previsto per l’intervento dell’illustre collega….Ma tanto mi è bastato!

Appena iniziato il suo intervento intitolato “The 4 Options startegies used on the Exchange Floors” mi sono reso conto che Delacretaz stava ripetendo quasi parola per parola, con le stesse battute, ma soprattutto con gli stessi esempi operativi, gli argomenti di un libro che conosco bene in quanto presente nella mia biblioteca e che ho ripreso in mano la sera rientrato nel mio studio:

Get Rich With Options” Four Winning strategies Straight from the Exchange floor di Lee Lowell.

Nulla da dire riguardo i contenuti illustrati che erano esattamente quelli del libro e che ritengo molto validi (l’approccio alle opzioni è effettivamente quello che anch’io ritengo più attractive), quanto piuttosto il fatto che lui si sia presentato come un operatore della city che va in giro per il mondo ad insegnare le strategie imparate lavorando come istituzionale sul floor!!

Ma quando mai? Poteva almeno cambiare il titolo del seminario che è molto simile a quello del libro. E poi.. sarebbe stato troppo sforzo cambiare gli esempi operativi (come per es. quelli a pag. 34 del libro) con titoli e prezzi diversi invece che copiarli esattamente??

Non certo interessano questioni di copyright, quanto piuttosto la credibilità del personaggio che con tono da strafottente francese ha condotto la sua presentazione come se fosse il guru dei trader istituzionali (con una ricchezza da trading alle spalle) e che svela famigerati segreti delle opzioni al popolo dei trader italiani.

Sul pieghevole che pubblicizza il suo prossimo seminario italiano si scrive di lui:

Romain Delacretaz è direttore del prestigioso Institut de la Bourse di Parigi e si occupa di formazione al trading dal 2001. E’ uno degli esperti più famosi al mondo in opzioni ed è ospite regolare di CNBC, columnist di Traders’Magazine e guest star nelle principali fiere del trading da New York a Londra, Francoforte, Milano e Rimini

 

Sembra un profilo molto interessante e che effettivamente ha attirato la mia attenzione ma,  dopo averlo visto nella sua performance milanese, mi sembrava doveroso approfondire…così ho trovato il suo curriculum su Linkedin:

http://www.linkedin.com/pub/romain-delacretaz/3/23b/871

e ho scoperto che il Signor Delacratez non ha uno straccio di diploma o di laurea; è un autodidatta della finanza; è stato venditore (sales manager) di servizi telefonici fino al 2000 dopo di che si è dato al trading col suo computer; ha in qualche modo collaborato con E*trade, (anche se non si capisce cosa effettivamente ha fatto per loro) e poi compare come CEO dell’ Institut de la Bourse di Paris…che, sembra suonare molto bene…(In italiano sarebbe il Direttore generale dell’Istituto della Borsa) ma che andando sul sito relativo si scopre essere una piccola società di formazione-consulenza come tante…(navigando nel sito ho notato qualche foto ad hoc fatta con Bollinger ed altri mentre sembra che le principali foto ad interventi formativi siano quelle dell’ITF di Rimini).

Mi chiedo…ma come si fa a scrivere :

“Prestigioso Institut de la Bourse di Parigi”?

E a definire Delacratez “uno degli esperti più famosi al mondo in opzioni”?

O ancora “guest star” nelle principali fiere del trading?

La mia impressione è che sia stato inventato “Guest Star” ad hoc per il mercato italiano (e qualche altro europeo)…ma i trader italiani non sono così stupidi come lui o qualcun’altro pensa che siano!

Così come potrei scommettere che in fiere newyorchesi lui non ha mai messo piede, almeno come relatore, o che il prestigioso Institut de La Bourse sia una società dallo stesso Delacretaz fondata, magari con un unico socio e senza dipendenti.

Far pagare 3.540 euro un corso di due giorni che in realtà sarebbe uno solo se si considera il doppio del tempo per le noiose e poco funzionali traduzioni che si devono fare, è quantomeno una presa per i fondelli e mi auguro che i trader italiani se ne rendano conto…

L’augurio è quello, ma quando si muovono in diversi per fargli pubblicità (al limite della truffa, come sopra) è facile che qualcuno ci caschi…

Ancora: ma gli organizzatori dell’Option Day si sono almeno resi conto che il Signor Delacretaz all’inizio della sua performance milanese, ha additato banche, broker e consulenti  come soggetti capaci solo di fare i propri interessi insegnando strategie con le opzioni sbagliate?

Anzi, ha esplicitamente fatto riferimento ai relatori che l’hanno preceduto nella giornata come personaggi che vogliono solo vendere corsi e, tra i broker, a stento ha salvato solo Intesatrade, ma semplicemente per puro rispetto delle persone che dietro di lui ascoltavano!!

Certo, così dicendo, ripeteva ancora una volta le asserzioni del libro di Lowell e di altri autorevoli option strategist statunitensi  senza tuttavia una minima e preventiva informazione né di quello che era stato illustrato qualche minuto prima dai colleghi, né tantomeno di quanto il settore del trading online sia evoluto in Italia….anche in questo caso l’amico francese ha dimostrato la sua pochezza! 

 

AGGIORNAMENTO – 16 GIUGNO 2009: Altra importante rivelazione delle menti organizzatrici del seminario italiano di Delacretaz! Forse resisi conto del prezzo (un po’ eccessivo??)  e delle scarse adesioni alla giornata tradotta del francese, hanno ideato la possibilità che ogni partecipante pagante, nel momento in cui aprirà il conto presso il broker svizzero CIM Banque (la stessa con la quale Delacratez ha un accordo) riceverà 1€ o 1$ di rimborso commissionale per ogni contratto d’opzione eseguito…fino a concorrenza dell’intero prezzo del seminario!

 

Quindi, lo sconto commissionale sembra autorizzare gli organizzatori del corso ad asserire che “Il costo del corso sarà pari a zero perché sarà integralmente rimborsato”…ovvero dopo 3.540 eseguiti o qualcosa del genere accordato come promozione!

Poveri trader italiani che scarse considerazioni si hanno di noi…ma soprattutto che scarse considerazioni si hanno dei broker e delle banche italiane: è probabile che Intesatrade  non sappia ancora nulla di questa proposta traditrice che le menti di cui sopra stanno facendo ai partecipanti dell’Option Day…poverini!

 

22
04

L’ECONOMIA GLOBALE RIPARTE DALLA CINA, USA IN DIFFICOLTA’


I rischi sono notevoli e le argomentazioni vastissime, ma l’attualità degli ultimi mesi pone un problema nuovo: Gli USA di Obama hanno un estremo bisogno di mantenere buoni rapporti e credibilità a livello internazionale affinchè gli investitori esteri (Stati e Fondi sovrani, in primis) continuino a comprare bond statunitensi che nei prossimi mesi ed anni verranno classati per miliardi di dollari ai fini di finanziare i programmi del Governo USA per uscire dalla crisi. La Cina rimane il primo detentore di debito statunitense con 744,2 miliardi di dollari a fine febbraio, ma negli ultimi mesi gli acquisti sono risultati in riduzione, i fondi sovrani cinesi hanno smesso di investire in azioni USA già dallo scorso anno e il premier cinese Wen ha recentemente ammonito Obama affinchè onori e garantisca gli investimenti cinesi finora effettuati in U.S. Treasuries. C’è da preoccuparsi?

A prima vista, sembra che i cinesi stiano riequilibrando la loro asset allocation a favore del mercato domestico: il Shanghai Composite Index è salito del 39% dall’inizio dell’anno accompagnando con estremo favore le politiche del governo che, da parte sua, ha stanziato un pacchetto di stimolo fiscale per un totale di 585 miliardi di $, che sembra stia funzionando meglio degli innumerevoli sforzi fatti da Obama per risollevare le sorti dell’economia americana. Nei mesi scorsi, il dollaro debole e le azioni americane in continua discesa avevano peraltro indotto le autorità cinesi ad alleggerire le loro posizioni su asset statunitensi dirottando fondi verso paesi come il Brasile e la Russia strategicamente importanti per assicurarsi le forniture di petrolio necessarie per supportare la crescita interna futura.

Ciò che rileva è il fatto che la Cina sembra essere sulla strada giusta verso la soluzione del problema della sovraccapacità produttiva tramite la creazione della domanda domestica, gettando in questo modo le fondamenta per il famoso decoupling di cui si parlava fino a qualche tempo fa.

La consapevolezza di questo processo rafforza il paese asiatico anche sul piano prettamente politico e dei rapporti internazionali, per cui le recenti preoccupazioni dei leader cinesi sul deficit americano appaiono più come una velata minaccia: se la Cina smettesse di finanziare gli USA le conseguenze sarebbero devastanti in termini di crollo del dollaro e di Wall Street con inflazione e tassi di interesse in devastante rialzo.

Washington subisce! La decisione del governo statunitense di prendere il controllo di Fannie Mae e Freddie Mac lo scorso settembre, più che dettata dal tentativo di salvare il mercato immobiliare USA, è stata indotta dalle Banche centrali globali, in particolar modo da quella cinese esposta per più di un quinto delle riserve valutarie sui due colossi americani dei mutui. Di recente Obama ha smesso di recriminare sul fatto che lo yuan sia artificialmente sottovalutato e soprattutto ha dovuto in qualche modo calmare il sentiment vagamente protezionistico che montava in seno al congresso americano. Come ha detto Auggie Tantillo, direttore del  American Manufacturing Trade Action Coalition “I cinesi stanno mostrando i muscoli”.

Sono tuttavia del parere che non sia l’inizio di una guerra commerciale ma, al contrario, che gli USA abbiano già passato il testimone alla Cina nel ruolo di nuova locomotiva dell’economia globale con evidenti benefici per tutti, Stati Uniti compresi. Ciò potrebbe anche significare una non facile transizione del “vecchio mondo” verso un nuovo modello di capitalismo che probabilmente Obama ha già messo in conto!

 

Miss American Pie

06
04

SALVATE IL “SOGNO AMERICANO”!

Cosa pensate del problema dei maxicompensi ai manager che magari hanno portato al fallimento la loro azienda o quasi? E’ giusto un intervento limitativo da parte dei governi, o viola il libero mercato?

 

Il problema di moral hazard dei maxicompensi ai manager, ha una sfumatura che gli attuali regolamentatori non dovrebbero trascurare, in quanto rappresenta la causa principale alla base dell’attuale crisi. I compensi dei manager di banche e aziende dipendono eccessivamente da obiettivi di breve termine e spesso, soprattutto nella realtà americana, dal prezzo di breve del titolo azionario della società, se quotata in Borsa. Ciò incentiva a sviluppare consapevolmente progetti rischiosi senza doversi preoccupare delle spesso catastrofiche conseguenze di lungo periodo che inevitabilmente ricadono sugli investitori e più gravemente sui contribuenti, tramite la socializzazione delle perdite operate dai Governi o da altre istituzioni, prestatori di ultima istanza. Tuttavia, la remunerazione del management non può essere altrimenti tarata da quando le compagnie di tutto il mondo, obbligate dai legislatori, hanno comunemente accettato  nei propri sistemi di contabilità gli Ias/Ifrs (International Accounting Standards/International Financial Reporting Standards) conosciuti come Principi contabili internazionali. Questi ultimi, obbligando le aziende a rivalutare trimestralmente in bilancio i propri asset di fronte a movimenti di prezzo dei medesimi, hanno di fatto contribuito a incrementare la volatilità delle quotazioni di Borsa delle società e a focalizzare l’esclusiva attenzione del management verso le trimestrali e gli obiettivi di brevissimo. Meglio allora tornare al vecchio sistema contabile tedesco che prevedeva valutazioni più prudenziali e che rappresentò un caposaldo della stabilità del sistema finanziario della Germania.

 

Detto questo, non mi scandalizzo se nel 2006 il compenso medio di un dipendente Goldman Sachs è stato di 622.000 $ con alcuni impiegati amministrativi e segretarie che hanno guadagnato anche 200.000 $.

Quel che si deve capire sono le motivazioni per le quali, nei primi due trimestri del 2007, diverse banche raggiunsero un  ROE (Return On Equity) superiore al 30%, un livello inusuale, eccezionalmente elevato nel settore bancario e tale da giustificare i compensi dei cowboy della finanza.

Se il sistema è calibrato su determinati obiettivi (che siano di breve o di lungo termine) e questi vengono raggiunti, ritengo comunque giusto preservare ciò che rappresenta l’essenza del “sogno americano” che rischia di svanire. “Il sogno di una terra in cui ognuno ha la possibilità di raggiungere la ricchezza e il benessere grazie alle sue capacità  e al coraggio. Il sogno che da sempre noi europei non comprendiamo o ne diffidiamo. Il sogno non solo di (belle) auto e stipendi da favola, ma di un ordine sociale in cui ogni uomo ed ogni donna è in grado di raggiungere la piena statura di ciò per cui è innatamente capace ed essere riconosciuto dagli altri per ciò che è, senza riguardo delle fortuite circostanze di nascita o posizione”*

 

Ora, gli interventi limitativi di bonus e compensi non violano il libero mercato se prima le istituzioni sono già intervenute per evitare il fallimento delle società trovatesi in difficoltà. Lo considererei un primo segnale incoraggiante contro il sistema delle lobby, anche se comunque un atto dovuto. Ma il problema è proprio qui: capire fino a che punto pagheremo le conseguenze della sempre maggiore ingerenza degli Stati e dei governi, delle elite politiche e dei fondi sovrani nei sistemi economici e finanziari, che purtroppo questa crisi inevitabilmente si trascina. Il rischio è che gli eccessi di regolamentazione, attuati da policymaker non all’altezza, diano la spallata definitiva ai sistemi finanziari di ogni nazione (almeno quelle occidentali) che sono pur sempre la chiave della loro prosperità.

 

*La definizione è di James Truslow Adams, quando, nel 1931, per la prima volta parlò di American Dream nel suo libro “The Epic of America”.

 

 alessandrobroi@robinhood.it