Evasione e dintorni

20 Agosto 2012 di Sandro Frera
Robin Hood
Categoria: Finanza / Sherweb |

Sono un dipendente del settore privato da quando ho iniziato a lavorare. Di conseguenza ho sempre pagato tutte le tasse che dovevo pagare. Di conseguenza ho sempre avuto in odio gli evasori e i professionisti in genere, quelli che il matrimonio di mia figlia sono spese di rappresentanza.

Poi un giorno per sfizio mi sono messo a fare due righe di conti su vari business plan riguardanti il piccolo commercio o piccole società di servizi. E ho scoperto che l’evasione è come dire fisiologica, stante che serve a ridurre la struttura dei costi che altrimenti renderebbe non conveniente qualsiasi attività di piccolo cabotaggio.

Un esempio: l’asilo nido di mio figlio. Anni fa bisognava mandare mio figlio al nido. Dato il reddito che produciamo io e mia moglie e che con una certa sorpresa leggiamo porci tra il 5% della popolazione ricca italiana, il nido pubblico fu scartato per evidenti ragioni di graduatorie varie. Lo mandammo ad uno privato. Si era nel 2003 e la retta se non ricordo male era di circa 1.000 euro al mese. Caspita, mi dissi, qui vale la pena pensarci su. I conti furono presto fatti. Ogni cinque bambini c’era un inserviente specializzato. L’asilo si trovava in una bella palazzina centrale a Milano. Con quei soldi avevi diritto per pochi euro in più anche al servizio mensa, curato da un cuoco e da un assistente.

Quindi con circa 5.000 euro al mese, bisognava pagarsi una persona fissa più una quota di affitto, pulizia, spese generali e quota parte del costo della cucina, cuoco e assistente compreso. Allora come adesso una persona specializzata costava netto in busta circa 1.500 euro. Con oneri sociali vari il costo azienda è noto è pari a circa 1,5 del netto in busta e quindi con la sola inserviente fissa siamo a circa 2.250 euro. Rimanevano quindi 2.750 euro al mese ogni 5 bambini per pagarsi il resto compreso l’utile dei soci finanziatori (privati o banche che fossero) e lo stipendio del titolare che stava lì tutto il giorno.

I bambini erano un centinaio. Quindi circa 55.000 euro al mese per pagarsi tutto. Contando che i mesi lavorativi erano circa 9, ogni anno si avevano quindi a disposizione 500mila euro per pagarsi l’affitto di questa bella palazzina in centro (1.000 mq più giardino a 200 euro al mq – diciamo tra i 200 e i 300 mila euro all’anno), un cuoco e un assistente (costo stimato annuo totale altri 50mila euro), altro personale fisso di segreteria (diciamo altre 50mila euro) spese vive (energia elettrica, telefoni, vettovagliamento, pulizia locali, arredi, assicurazione, giochi e altro materiale didattico – diciamo altri 100.000 euro), ciò che rimaneva era circa 100 mila euro l’anno, che dedotte le tasse scendevano a circa 60mila.

Quindi con un asilo nido di lusso si ricavano netti da tasse circa 60mila euro all’anno come “stipendio” dell’imprenditore: vale la pena? Con tutti i rischi che si corrono?

Per me dipendente non ne è valsa la pena, ma, e qui è il punto dolens, da tutta questa montagna di calcoli mi pare emerga con chiarezza che il non pagare contributi e “marciare” sulle tasse sia, come dire, fisiologico anche per chi, come il titolare di questo fortunato esercizio commerciale si trovi a gestire una azienda che oggi guadagna e sta in piedi, ma che lo stesso potrebbe non riuscire a fare domani.

E allora se è così, il tema quale è? Combattere l’evasione o ridurre la struttura dei costi di impresa?

Con questo non sostengo che sia lecito non pagare le tasse (come diceva un nostro ex presidente del consiglio), ma cerco di capire il fenomeno. E se ho ragione, come temo d’avere, allora la risposta non può essere uno stato di polizia permanente con blitz all’alba, ma deve essere un ripensamento generale degli equilibri economici e sociali di questo benedetto paese.

Sandro Frera


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