A quanti mafiosi hai stretto la mano questa settimana?

25 Settembre 2014 di Mauro Lattuada
Re Riccardo
Categoria: Diritto |

“Ispettore, in questo momento ho paura. Cosa devo fare secondo te?” “Hai paura? Anche a me capita alle volte. Bene, meglio, vivila la paura, sentine l’odore e goditi l’adrenalina che ti fiotta nelle vene. Perchè è la paura che ti terrà in vita”. Avevo 18 anni, poca esperienza, e qualcosa di difendere.

Questa storia è in parte raccontata qui, consiglio la lettura a chi non conosce i fatti della Banda dell’ortica.

Qualche mia riflessione sulla Festa dell’Ortica

Perchè è vero, ci sono dei momenti in cui senti la paura, sono quelli in cui metti a frutto tutto ciò che hai imparato e che ti hanno insegnato, e in cui cerchi di fare meglio che puoi  quello che sai fare. E tra poco tocca a me, tocca a me sentire di nuovo quella paura che da giorni mi segue leggera, tocca a me andare in quel tribunale come pomposamente annunciato “primo testimone e parte lesa”, guardare in faccia quelli che mi hanno detto che mi avrebbero ammazzato, e spiegare chi sono e cosa sia davvero accaduto. Sono gli stessi che mi hanno denunciato per truffa appena hanno capito che da giorni io alle spalle avevo la polizia, e che li lasciavo parlare per fotterli.

Nda: denuncia archiviata d’ufficio e mai iniziata nemmeno l’indagine. Che non fosse una accusa credibile era chiaro, anche alla GDF.

Perchè, nonostante sia un processo per estorsione, in realtà non è di estorsione che stiamo parlando. O meglio, l’estorsione è un di cui, di un sistema più complesso, subdolo che scivola come l’olio infiltrandosi sotto le nostre porte, dietro le nostre case, in  mezzo alle nostre aziende senza che nessuno, o quasi, se ne accorga.

Perchè devi leggerlo un linguaggio come quello per capirlo, per capirne le mille sfumature e per sapere da cosa difenderti. Perchè c’è uno schema  funzionale nell’attività mafiosa a Milano, che schiaccia quelli come me perchè hanno il coraggio di dire no, e lascia quello come loro circolare con le loro auto (illecitamente ottenute con altra estorsione, glie le ho fatte sequestrare tutte dalla prima all’ultima), senza poterli più marcare stretto, fino al giorno del processo. O del maxi processo. Perchè eravamo in tanti, non eravamo in pochi, alla prima chiamata mesi fa, e i testimoni c’erano tutti. Talmente tanti che è stato deciso di usare un’aula più grande. Ma non subito, visto che eravamo tutti li era troppo intelligente come scelta (soprattutto visto che la lista degli invitati loro l’avevano fatta, che si stupissetro che tutti venissero a testimoniare è quantomeno strano o curioso), ovviamente non per tutti i testimoni, per uno solo, io. Se devo testimoniare solo io a cosa serve un’aula più grande?

Il mio unico commento è stato che a questo punto potevano appendermi direttamente con la spara chiodi un bersaglio sulla schiena, mi sarei sentito più a mio agio…

E allora già sai che terstimoniare sarà dura, perchè non andrai a rivendicare le minacce per avere l’appalto e dei soldi, andrai a spiegare che questa gente aveva connessioni forti, comprovate, certe nelle file del comune di Milano. Perchè, ed eravamo accompagnati dalla digos quando è accaduto, i nostri amici hanno avuto accesso a documenti riservati che avrebbero potuto ottenere (come tutti) compilando una richiesta allegando la propria carta di identità. Ma quando, il giorno dopo, con la digos e con altri del Comune siamo tornati a chiedere chiarimenti in Comune nessuno ha mai saputo dare spiegazioni. Un errore, dissero, ma era chiaro a tutti che non fosse così. Sopratutto quando nei corridoi abbiamo incontrato loro che chiedevano il permesso per la “contro festa”.

E non è stato così, perchè hanno vinto loro, perchè noi la festa l’abbiamo fatta andando in perdita, mettendoci soldi nostri, chiedendo sacrifici a tutti, e senza musica. E soprattutto hanno vinto perchè non si fa più, non si fa più come volevamo che fosse, per le strade, tra la gente, con la politica una volta all’anno portata per il collo  a confrontarsi coi cittadini. Ci hanno battuto, sconfitto, fatto a pezzi, e nessuno se ne è accorto.

E come fai a spiegare che nello stesso modo avevano preso contratti, venduto cose (mai consegnate)  e iniziato a fare affari con il 70% delle aziende della zona, parlando loro di maggior sicurezza, di bisogno della loro presenza che puliscono il quartiere e cose simili?

Come gli spieghi che le indagini te le sei dovute fare da solo, perchè non avevi alternative, perchè alla digos non danno in dotazione nemmeno più apparati radio per poter intercettare a distanza le comunicazioni, e questi poveri ragazzi finiscono in via Cima a dover ascoltare dalla finestra di una vecchietta spaventata quello che accade? Sono dotazioni talmente semplici che io stesso ne ho accesso, e da li in poi abbiamo usato le mie radio.

Come fai a dirgli che è così che hai scoperto come aveva truffato per oltre 120.00 € un altro imprenditore (era anche lui al processo, immagino sarà il prossimo dopo di me) con carte del tribunale giudiziario, della guardia di finanza e documenti contraffatti?

Come gli racconti che sei tu che sei dovuto andare a cercare l’azienda e i loro commercialista per capire chi fossero, e ti sei trovato in un diroccato ufficio in una quartiere industriale vuoto da anni, da un commercialista che disconosce ormai da due anni qualsiai rapporto con la loro azienda, e che manda indietro le racomandate? Come fai a non dire nulla e a non incazzarti, quando a me hanno chiesto la lista dei soci dei Green Geek per i controlli anti mafia, e il comune ha invece autorizzato la loro festa senza nemmeno accorgersi che era da riferirsi ad una aziende inesistente o della cui fatturazione ci sarebbe tanto da chiedersi?

Come fai a spiegare che il sistema non ha i mezzi per difendere se stesso, che un normale cittadino è in mutande e che se non sei sbirro dentro* sarebbe morta lì questa questione, e non sarebbe mai entrata in un tribunale?

 * Nda: così mi definisce simpaticamente uno dei ragazzi che ci ha accompagnato e difeso in quei mesi.

Perchè è questo che accade alla gente comune, è questo contro cui lotto quotidianamente, quando ci dobbiamo rapportare ad un sistema che non è in grado di alzare le barricate e di difendersi.

Il problema, come dice Pino Masciari, e che siamo indifesi. Ma non come testimoni, come cittadini. Abbiamo i vigili di quartiere che girano giornalmente, affiancati ed in contromano in bicicletta, ma nella mia via, dai Rom a pregarli di andarsene coi camper dopo 2 anni di sosta, ci sono dovuta andare io. E la prima cosa che mi hanno risposto è che loro danno sicurezza (per parlare di linguaggio). Sono stato gentile, ma gli ho detto che questa cazzata poteva raccontarla ad una vecchietta, non a me. Gli ho detto, anche se non era vero, anche se ero quasi da solo, che tutto il quartiere gli era contro, e gli avrebbero mandato i vigili (che avevo chiamato io sia sabato che domenica) e mentre percorrevo gli ultimi metri verso casa sentivo i loro motori avviarsi. Quando hai tutti contro non combatti,  te ne vai, hai paura e quella ti tiene vivo e ti fa accendere il motore.

So che dovrò raccontare una storia che è molto più articolata, viscida, e complessa di quello che si può aver capito dagli atti d’accusa e da ciò (poco, l’essenziale) che fin’ora ho scritto. E che ho fin’ora evidenziato a tutti i coinvolti, dalla Digos ai politici, perchè non ce n’era il tempo. Ora ho deciso di trovarlo, dopo la prima udienza, dopo che ho capito come rischia di andare tutto ciò.

Ma sono anche uno che sente la pressione, ed in questi giorni è alta, altissima, sul mio fronte da un lato, ed è noto, e su molti altri. Perchè non è un caso che si sia fatta una castagnata anti mafia la settimana dopo, dopo che avevano distrutto i vetri elle auto, e non è un caso che la DIA abbia recentemente scoperto che tutte, tutte (a parte due) feste di quartiere si servono dagli stessi fornitori. E ancora ricordo la mia visita a quello specifico ufficio e cosa accadde dopo (cercarono di farlo chiudere prima che consegnassi le richieste di permesso le mie urla le sentirono per tutto lo stabile). Finisce che diventi un po’ paranoico, come un tempo, metti volutamente la tua borsa in un armadietto diverso da quello che usi sempre da mesi, e quando torni la trovi in quello sbagliato con la chiave del lucchetto che non apre, e cominci a guardarti attorno, perchè sai che hanno già vinto. Magari hanno solo fatto in fretta una copia del tuo telefono, magari altro, ti rimane solo l’amaro del dubbio, e del fatto che hai sempre saputo che la piscina era uno dei pochi momenti in cui lasciavi incustodito il telefono.

E ribadisco, hanno vinto loro, vincono giorno per giorno spingendo un quartiere come il nostro nel più totale degrado, lo fanno facendo fallire aziende che vendono per un soldo di cacio i loro immobili a gente che ha tantissimi soldi da investire, lo fanno scegliendo di discutere e di confrontarsi solo “tra certa gente” (quando mi schifano per me è un messaggio, e me ne vado sempre dove non sono gradito, ma è già il primo metro di misura per distinguere gli onesti dai disonesti)

Vincono quando muovono troppi soldi, in nero, senza regole ne’ regolamenti, quando segnano il territorio dicendo questa è casa nostra, quando pisciano sui muri come i cani. Vincono quando amministrano e gestiscono regni costruiti senza pagare tasse demaniali e oneri, vincono quando, come sta accadendo, riusciranno anche a prendersi la mia casa (che vale già molto meno del valore per cui l’ho acqusitata) avendoti mangiato attorno tutto. Vincono ed è ciò che accade giornalmente, e loro girano su macchine più grosse e potenti, lo loro società sembrano floride e pulite, e quando guardi sotto lo zerbino e senti l’odore capisci che non è vero.

Perchè in questo paese vince chi truffa, vince chi inganna e fotte più forte, non vincono gli onesti. Spesso li aiutiamo inconsapevolmente, solo perchè diciamo di non parlare di certe cose. E quando lo dicono a me inizio a scrivere ancora di più.

Sono uno che ha pagato sempre contributi e stipendi, ho sempre rinunciato al mio (puntavo all’utile) ma grazie alle connivenze, alle mafie, a quelli che lavorano in nero facendo finta sia bianco mi trovo a chiudere una azienda con due brevetti, ed una propria tecnologia applicativa evolutiva finanziata per 450.000 € dalla regione e di un paio di milioni di valore (in un mondo con tanta gente che parla e ben poca che abbia mai avuto il coraggio di fare qualcosa). Ovviamente i soldi non sono stati usati, ovvero, non tutti, avevamo iniziato a lavorare e fare al meglio ciò che sappiamo fare, ma non  ci è stato permesso dal sistema stesso. Da quello bancario, per primo, a quello delle connivenze e delle relazioni, che garantiscono supporto e rapporti solo  a quelle aziende disposte a chiedere un occhio se ogni tanto si ruba un po’, cioè non noi. Quando una azienda che non intendeva pagare le fatture (40.000 €) ha detto alla banca che la fattura da 20.000 € nelle loro mani era falsa il direttore, in pochi minuti, ci ha disdetto le linee di credito. Quella fattura era talmente falsa che da tre anni è in tribunale, in un iter che a me costa 10.000 € per cercare di riavere i miei 40, e che non posso più pagare perchè infinitamente lunga e costosa come causa. Questo è il sistema giudiziario in Italia, una cloaca. Vincono sempre loro.

Hanno vinto perchè hanno portato uno come me, che ha lavorato duro giorno e notte fino ai 38 prima per fare i suoi soldi, poi per investirli, aprire una azienda, sua, con dipendenti, che aveva pulito e reso civile un quartiere e lo colorava a chiudere ed andarsene e a rischiare di veder finire, negli stessi spazi, una sala giochi. E mi hanno convinto a non aver più voglia di fare impresa, non è un paese per imprenditori onesti.

Hanno vinto perchè si sono mangiati tutto, loro, noi da imprenditori veri stavamo ancora investendo, e stavamo realizzando qualcosa.

Questo qualcosa passava anche per sdebitarsi col territorio che ti ospita, quindi quando mi chiesero di organizzare la festa di Ortica coi green geek fui contentissimo di farlo.

Hanno vinto loro perchè come me stanno facendo tutti, ci stiamo rintanando nelle nostre case e nei nostri uffici lontano dall’economia reale, lontano dalle web company che macinano milioni ma fanno fare la fame ai loro dipendenti (in questo periodo non se ne salva una,da imprenditore sono schifato della gestione economica di quasi tutte le company in cui inciampo, con cose che vanno dal mero sfruttamento al falso in bilancio, alla falsa fatturazione come standard, si salvano in pochissimi e lavorerò solo per loro)

Solo che riconosco i segni, quando li vedo, li riconosco perchè purtroppo mi hanno insegnato a farlo, mio malgrado, e per la mia stessa protezione tanti tanti anni fa. E’ una storia di cui non parlo mai, ma è quella che in 30 anni di mi ha insegnato che avere paura serve, è ciò che ti tiene in vita. E’ quella che citavo oggi, quando mi si è stretto il cuore mentre la ripetevo a qualcuno che mi diceva “ho paura”.

Farò ciò che mi dice l’istinto e ciò di cui ho bisgno per guardarmi in faccia la mattina, e racconterò tutta la storia unendo i puntini, dal primo all’ultimo, perchè è una storia che se la racconti tutta puzza solo di mafia, per chiamarla con il nome standard che identifica ogni sua declinazione organizzativa.

Solo che oggi il piano del confronto si è alzato, nonostante la nostra strenua resistenza e la nostra alta belligeranza stanno vincendo loro comprando le nostre case, costruendo decine di case che nessuno compra, edificando e cementificandoci attorno la nostra stessa bara.

Hanno vinto se come cittadini non reagiamo, se non inizia un violento e brutale attacco di coscienze che si facciano delle domande sua cosa ci porti il proseguire sempre con le connivenze, con i favoritismi, con le logge. Perchè quando ti chiedono di commettere un un reato o di accettare la tal azienda vorrei non essere quasi solo a dire no.

Perchè quelli come me, almeno formalmente, li schiacciano in un angolo quelli come loro. Ci schiacciano quotidianamente abusando di noi dall’alba al tramonto, e continuano con quelli di noi che lavorano di notte, 24 ore al giorno.

Sono aziende sempre aperte, che vanno dalle mafie dietro a certi ristoranti cinesi e tutti i centri massaggi, sono strutture piramidali dove il primo è carino e simpatico e assecondante, il secondo grosso e sfregiato e poi non si parla più, e arrivano le pallottole.

Ecco, molti di voi, che leggete, inconsapevolmente potete aver visto e trattato, lavorato, stretto mani, fatto affari con il primo dei loro, che è in giacca e cravatta (spesso) e ti dice “fidati di me, vedrai quanto affari faremo insieme”: Ecco quando sento questa frase, che quelli che gli affari veri non dicono mia, la mano mi va al coltello, ormai

Questa volta, a differenza di altre, le precedenti, ho deciso di combattere le mia di paura, perchè ce l’ho, e forte, come ogni persona normale, scrivendo e raccontando perchè lo faccio anche al di fuori di quell’aula dove lo sentiranno loro e prima che loro lo dicano ad altri. Perchè un buon capitano scende in battaglia solo se sa di poter vincere, e se è bravo davvero è sempre tre mosse avanti al nemico, come negli scacchi. Questo ho imparato, insieme al bisogno di aver paura, forte, poco prima di scendere in campo.

Perchè già so che quando uniranno i pallini verrà fuori il disegno di un mostro che non hanno voglia di vedere, quel mostro che solo con la forza di tanti cittadini, tanti politici e tanta gente onesta siamo riusciti schiacciare già una volta. E la gente come me quel mostro continuerà sempre ad additarlo, a combatterlo, a portarlo a calci in culo in mezzo alla piazza perchè la gente lo riconosca e capisca.

I primi tre dei miei mostri li incontrerò mercoledì, con loro ce ne sono altri, tanti, se ne sente la presenza, ne annuso l’odore nauseabondo nell’aria, so che mi leggono.

E dopo aver letto di uno come Pino Masciari che dice che non ci sono più le condizioni lo farò con ancora più energia e coraggio, perchè sono certo che anche questa volta si alzeranno gli scudi di tanta gente onesta, che come me ne ha le palle piene di dire si.

Ho deciso che lo devo alla terra su cui ho vissuto e che fin da giovane ho imparato a difendere, con la coscienza pulita e la testa alta. Non andrò fino in fondo, ho scelto di non costituirmi parte civile, non ho alcun interesse economico ne alcuna mira di questo tipo, voglio solo che sia fatta giustizia e sia aperto quel vaso che a Milano tutti tengono chiuso perchè puzza troppo.

lo voglio perchè non ho alternative, se voglio un futuro potendomi guardare in faccia.

Vorrei che quell’aula fosse piena di gente come quel primo giorno in cui con una scusa non ci hanno neppure fatto iniziare, fosse piena di persone che vogliono sapere cosa sia accaduto attorno all’Ortica, perchè ormai è semplicemente un racconto, una storia, me è il racconto di ciò che avviene quotidianamente dietro le vostre stesse porte di casa. E  la loro maledetta fottuta normalità, quella che ci ha abituati a due donne morte al giorno perchè la normalità è che si picchino le donne ed i bambini, è la nromalità che ci porta a non vedere che la micro criminalità si sta man mano reimpossessando dei quartieri, è quella normalità che ci hanno abituati a condividere e ad accettare, ma mai a combattere. Abbiamo, tutti, abbassato la guardia e permesso a questa gente di prendersi tutto, anche quello che non c’è, gli abbiamo dato i nostri soldi, alimentiamo la loro finanza parallela  e non ci schifiamo mai. E’ la loro, maledette, maleodorante fottuta normalità, fatta di donne dalle gambe lunghe, gonne corte, tacchi alti e tanta bamba. Che poi magari ci vivono a fianco per dei mesi, ti ricordi di loro solo quando ti sei accorto che sono spariti,  ma nessuno li nota, nessuno ne sente la puzza, non vanno al parco a giocare con i bimbi, non frequentano la stessa gente che trovi il sabato al mercato.

Nessuno li saluta, come faccio io, guardandoli fritti negli occhi: le persone oneste mi rispondono facendo altrettanto, e magari con un sorriso, i vigliacchi e i ladri evitano il tuo sguardo, non vogliono che li osservi, non vogliono che tu sappia chi siano. Quando cammino per strada non whatsuppo, guardo la gente, gli sorrido, e conto i buoni ed i cattivi.

Ora aspetto mercoledì, pensando, forse sognando che sia l’inizio di un percorso partecipativo, in cui tutti quelli che sono coinvolti tornino a quel banco a parlare, a raccontare cosa sia accaduto in quei giorni convulsi in cui ho capito quanto fosse importante e basilare che tutti sapessero.

E ho capito che se non cominciamo a dare dei messaggi, veri, forti, mettendoci in prima linea nessuno ci seguuirà, io stesso mi sono domandato se tornare in aula, immagino altri, troppo impegnati a controllare se è uscito il nuovo modello di borsetta sullo stream di Vanity Fair su facebook.

Parlate, raccontate, condividete, fate fare i loro nomi alla stampa, quando ci inciampate, chiamate i giornali ad indagare e a raccontare, coinvolgete Libera, ammazzatecitutti e le associazioni, fate sentire la vostra voce e dite no.

O provateci, almeno, perchè se volete guardare negli occhi i vostri figli senza vergogna e l’ìuica cosa che si deve fare. Sempre.


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