Salviamo le web radio

11 Novembre 2010 di Mauro Lattuada
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Chi sono le web radio?

Molti lo sanno, solo le grandi radio non lo capiscono: è nata una nuova era, quella delle Web Radio, la versione moderna di Radiofreccia e di altre tantissime piccole storie che hanno costruito la storia della Radio in Italia. Così come avvenne per le tv (e tra questi eroi c’è anche un vecchio eroe della tv, parliamo di Fausto Zanetti della sua Radio Punto Stereo, anche per le Web TV sta iniziando un processo simile), le web Radio stanno iniziando a scrivere una nuova epoca della Radio Libera, con i loro ascolti variabili da 20 a 1.000 utenti contemporanei, sono il futuro prossimo venturo dell’informazione iperlocale, delle informazioni senza filtro editoriale, della diffusione di idee. Si, perchè oggi tutto è nelle mani del DJ, alla moralità (di solito alta) con cui dirige la sua radio, di quello che racconta, sapendo che il consenso dell’ascoltatore te lo devi guadagnare col sudore, con la professionalità e con le tue sole forze (e i tuoi soli soldi). Pionieri senza timore si atrezzano con software, mixer, monocast e multicast e aprono la mattina di molti di noi Geek con la nostra rubrica tecnica preferita, o con le musiche di nostalgici come me che iniziano a battere il piedino appena iniziano le note di “Call Me” (così ringrazio anche Teo di Radio 35, che contribuisce a quest’articolo).

Come siamo messi oggi?

Al momento una persona fisica che vuole aprire una webradio personale nella legalità deve pagare i diritti a SIAE (Società Italiana Autori ed Editori) e SCF (Società Consortile Fonografici). Vediamoli pezzo per pezzo:
 
Fino ad oggi, la SIAE contemplava la categoria “webradio personali”, imponendo un limite di 30 ascoltatori in contemporanea e totale assenza di pubblicità, non solo in radio ma anche nel sito della radio (cosa del tutto inspiegabile e inaccettabile), a fronte del pagamento di 240 euro annuali. In settembre la SIAE ha pubblicato un nuovo contratto dove la categoria “webradio personali” era del tutto sparita, salvo poi fare marcia indietro e reinserire la categoria levando il limite dei 30 ascoltatori contemporanei, lasciando la clausola relativa alla totale assenza di pubblicità diretta o indiretta sia nei programmi che nel sito della radio ma raddoppiando il prezzo: 480 euro! Il contratto comprende anche un’altra serie di clausole vessatorie. Lo puoi scaricare da questo link.
 
La SCF richiede alle webradio personali un pagamento di 360 Euro annui più IVA 20%, imponendo le stesse clausole previste da SIAE (totale assenza di pubblicità diretta o indiretta in radio e nel sito, limite di 30 ascoltatori contemporanei). A questi vanno aggiunti i costi della linea adsl, della corrente elettrica, del computer di trasmissione e della musica da mettere in onda, che va comunque acquistata
Totale: 912 € + spese e nessun guadagno possibile.
 

Quet’epoca è finita, o sta finendo. Lo sceriffo si oppone, perchè?

La “Spada di Damocle” più pericolosa è però rappresentata da una delibera di AGCOM in fase di approvazione. Una volta approvata, la delibera equipara di fatto le webradio personali alle radio commerciali FM, imponendo alle prime di costituirsi in società o in associazione, fornire un sacco di documenti (tra cui certificato antimafia e casellario giudiziario), mantenere registrazione dei programmi trasmessi per 90 giorni ma, soprattutto, imponendo di pagare una tassa annuale di 1500 euro per avere la concessione a trasmettere. Trovi la proposta AGCOM a questo link
Totale: 1.500 € + spese e nessun guadagno possibile (70% in più)
–> Su 4000 emittenti sono 2.352.000 € che volano nelle loro casse (…)

Ma di quanta gente stiamo parlando?

Lew web Radio in Italia sono circa 257 (fonte Web Radio Ass, qui la pagina delle web radio) , se immaginiamo che ognuna abbia solo 30 utenti contemporanei significa che è un fenomeno “di nicchia” di solo 10.000 “persone contemporanee” al giorno, che con i 500 realistici porta a130.000 persone. I dati informali raccolti parlano di 4.000 Web radio reali, ovvero circa 2.000.000…
Stiamo sottostimando, in realtà le Web radio fanno numeri ben più importanti, ma sono un fenomeno che da inizio e vita ad un nuovo modo di fare informazione ed intrattenimento. Innovare significa togliere ad un prodotto i limiti a cui è soggetto migliorandolo, il matrimonio tra Radio e Web era scontato e dovuto: addio alle vecchie antenne da pochi chilometri (nel caso delle Radio Libere di un tempo) edaddio ai limiti territoriali (Fausto Zanetti è orgoglioso quando parla dei suoi amici che lo ascoltano dalle Canarie) 😉
 

In realtà, come allora, è l’ingiusto strapotere delle grandi Radio (o di quelle finanziate e non “Fatte in casa”) verso le piccole, che non possono sopportare una pressione maggiore della attuale e che subiscono i devastanti effetti previsti dall’AGCOM.

Amare constatazioni:

“Di fatto, tutti coloro che – come il sottoscritto – fanno radio per il puro piacere di farlo, senza nessun introito ma, anzi, sobbarcandosi tutte le spese, si troverebbero nell’impossibilità di continuare a causa dei troppi adempimenti burocratici richiesti. E sarà un caso che la RAI ha da qualche giorno  attivato tre nuovi canali radio disponibili solo su internet, denominati WR6, WR7 e WR8 ??? Un’altra idea del governo per mettere il bavaglio all’informazione libera???” e’ la scontata domanda che sia Teo di Teolandia che molti altri amici DJ di Web Radio mi hanno fatto in queste settimane. Come ogni sceriffo ascolto, e quando da più parti sento lo stesso allarme mi chiedo: è il momento di fare qualcosa?
Idee e suggerimenti saranno ben accetti, non lasciamo morire le Web Radio, uno degli ultimi spiragli di informazione libera ed indipendente! Continueremo a parlarne anche nella pagina Facebook Salviamo le web radio.
Scrivetemi sempre, losceriffo@greengeek.it

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